
Un ponte per Terabithia |
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Un ponte per
Terabithia è tratto dal romanzo per ragazzi che Katherine Paterson scrisse nel
1976 per aiutare il figlio a superare la morte di una sua cara amica. Offre uno
spaccato del mondo reale degli adolescenti, parla di amicizia, di isolamento,
dei problemi vissuti a scuola e in famiglia.
Critica
“Uno
spunto non banale che trasforma un film per ragazzi in un viaggio iniziatico,
che coinvolge anche gli adulti. Girata in Nuova Zelanda, la pellicola ha il
giusto equilibrio, grazie ad una regia che non esagera in effetti speciali e a
due freschi protagonisti, credibili ed affiatati." (Adriano Di Carlo, 'Il
Giornale', 30 marzo 2007)
"Attenzione
a non catalogare il film tratto dal romanzo di Katherine Peterson come fantasy
per ragazzi solo perché i produttori sono quelli di 'Narnia'. Il lavoro del
regista animatore Gabor Csupo e dei collaboratori di effetti visivi 3D è
affabulatorio verso un bel racconto delle meraviglie che si incanala poi in un
ragionamento più profondo sulla sorpresa del dolore, vicino al cult 'Stand by
me' di Reiner-King.." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo
2007)
"Una storia avventurosa
sull'amicizia, sull'immaginazione, sul coraggio, sulla famiglia e sul dolore:
questo è Un ponte per Terabithia, un film senza eccessive pretese, ma godibile
e pulito, realizzato dai produttori di Le Cronache di Narnia. (...) Tratto
dall'omonimo libro di Katherine Paterson, il film è ben costruito, con un uso
misurato degli effetti speciali, nonostante sia diretto da un esperto di
animazione 3D. La storia è convincente e delicata e i due giovani protagonisti
sono bravi a renderla credibile. "Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la
mente", dice Leslie a Jess nella battuta che è la chiave dell'opera: un
invito ad usare l'immaginazione, ad andare oltre il visibile. Significativo
anche il confronto tra due modelli familiari, tra genitori incapaci di motivare
i figli ed altri pronti ad assecondarli costruttivamente. Dunque un film
consigliato in particolare ai ragazzi - bulli e non - che tra tv, videogiochi,
cellulari e computer rischiano di non saper più usare la fantasia, ma che non
dispiacerà agli adulti." (Gaetano Vallini, "L'Osservatore
Romano", 14 aprile 2007))
“Josh
Hutcherson ha prestato corpo e faccia al protagonista del cartone iperrealista 'Polar
Express' (la voce era di Tom Hanks), ha fatto il fratello antipatico
nell'avventura spaziale 'Zathura' ed è stato un grandioso eroe romantico
nell'adorabile 'Innamorarsi a Manhattan'. Se vedrete 'Un ponte per Terabithia',
tratto dal popolare romanzo di Katherine Paterson, capirete perché a Hollywood
lo stanno allevando con grande cura”. (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30
marzo 2007)
"Prima regia dell'animatore
Gabor Csupo ed effetti visivi della Digital Weta. Un'operina dai pochi mezzi,
pulita, delicata e profonda. Tra la presenza discreta delle creature -
dell'artista concettuale Dima Marlinchea - si erge nel vero senso della parola
un 'gigante gentile': in due scene, per pochi secondi e senza parlare resta
nella memoria." (Federico Raponi, 'Liberazione', 30 marzo 2007)